Lista degli Artisti

Federico Infante

Foto personale di Federico Infante Federico Infante nasce nel 1982 a Santiago (CILE).
Ogni suo dipinto ha un personale processo d'intuizione creativa. Inizia con l'atto metodico, espressivo di ricoprire la tela con diversi strati di pittura, graffiandola e ripetendo questo processo molte volte, cercando così di esprimere l'inconscio, la parte di sé che non è ancora stata elaborata dalla logica. Solo in seguito Federico inizia a visualizzare le situazioni, i paesaggi e i punti di luce all'interno della tela, cercando un'atmosfera suggestiva e fertile che dia vita a quello che ritiene essere l'elemento figurativo del dipinto: una persona in piedi, una parte di architettura che emerge dal buio, un cielo sereno.

Federico Infante ha frequentato la Finis Terrae University a Santiago (Cile) e la School of Visual Art a New York. Ha realizzato numerose mostre personali e collettive di successo negli Stati Uniti, in Cile ed in Italia. Il suo lavoro fa parte di collezioni private negli Stati Uniti, in Europa (Francia, Belgio, Germania e Italia), Arabia Saudita e Singapore. Nel 2015 ha illustrato l'Edizione di "Lolita" di Vladimir Nabokov pubblicata da The Folio Society. Vive e lavora a New York.

Mostre personali:

2016
We can see the Wind, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2014
The Space Between, (catalogo), Bertrand Delacroix Gallery, New York (US)

2011
The Greenhouse, Galeria ANIMAL, Santiago (CL)

2007
Espacios y Relatos, Centro Cultural Las Condes, Santiago (CL)



Mostre collettive:

2016
<20 15x15 / 20x20 Collezione PUNTO SULL'ARTE 2016, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Daydreaming, Massey Lyuben Gallery, New York (US)
Arte Genova, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Genova (IT)
Il segreto dei Giusti, Museo Il Correggio, Palazzo dei Principi, Correggio - Reggio Emilia (IT)

2015
Bergamo Arte Fiera, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Bergamo (IT)
Art Verona, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Verona (IT)
Summer Collective, Bertrand Delacroix Gallery, New York (US)

2014
Group Show, Galeria ANIMAL. Santiago (CL)

2013
Summer Collective Part IT, Bertrand Delacroix Gallery, New York (US)
Dumas, Knoerzer & Infante, Bertrand Delacroix Gallery, New York (US)
Spring Collective Show, Bertrand Delacroix Gallery, New York (US)
MFAI Thesis Show, SVA Gallery, New York (US)
Annual Book Selection, Museum of American Illustration at the Society of Illustrators, New York (US)

2012
The Book Show, SVA Gallery, New York (US)
Made in NY, Galeria Arte Espacio, Santiago (CL)

2011
Finis Terrae, Santiago (CL)

2009
Group show, ANIMAL Gallery, Santiago (CL)

2006
Transfiguración, Juventud Providencia, Santiago (CL)
Atrévete a insuinar…, C.A.V.S, Santiago (CL)

2005
Taller Litre #1211, Casas de Lo Matta, Santiago (CL)
Museo Militar, Santiago (CL)

2004
Arte en Vivo, Museo Bellas Artes, Santiago (CL)



Premi e riconoscimenti:

2015
Semi-finalist NYFA Basil H. Alkazzi Award for Excellence

2012
Uanlane Foundation Scholarship

2009
Conicyt Scholarship

2004
Juan Downey Grant


Pubblicazioni:

  • 2011 » Pubblicazione n. 1
  • 2008 » Pubblicazione n. 2
  • 2008 » Pubblicazione n. 3
  • 2005 » Pubblicazione n. 4
  • 2004 » Pubblicazione n. 5

Alessandra Redaelli

We can see the wind
Nato in Cile trentatré anni fa, Federico Infante si può annoverare tra gli artisti più promettenti del panorama internazionale. Le sue opere fanno parte di collezioni private negli Stati Uniti, Arabia Saudita, Singapore, Germania, Francia, Belgio e Italia. Dopo varie mostre collettive e personali di grande successo negli USA e in Cile ora farà il suo debutto in Europa nella galleria di Varese, PUNTO SULL'ARTE, del tutto in sintonia con la sua filosofia. La sua creatività, infatti, si esprime in perfetto equilibrio tra il linguaggio della tradizione e le inquietudini più sottili e insidiose della contemporaneità. I suoi personaggi, soli e pensierosi su orizzonti sterminati, portano in sé la forza propulsiva dell'eroe romantico, ma anche la furia irrazionale dell'espressionismo astratto – resa soprattutto dai paesaggi degli sfondi. Quelli di Federico Infante sono dipinti che richiedono una lettura lenta e meditata e tuttavia capaci di toccare immediatamente le nostre corde più profonde, conducendoci attraverso percorsi di libere associazioni che partono dal subconscio dell'artista e arrivano dritte al cuore dello spettatore. Giovane ed entusiasta, Federico Infante è già un artista così maturo da aver individuato, con precisione chirurgica, quello che per lui è lo scopo assoluto dell'arte: l'autenticità. E per raggiungerla si muove attraverso un processo complesso e precisissimo che partendo dall'istinto e dal caos arriva a rintracciare una ragione e un ordine che diano senso alla nostra esistenza. Forse proprio per questo le sue figure, sebbene immerse in paesaggi spesso difficili da leggere, ci appaiono così solide e rassicuranti. Perché lui ce le racconta proprio nell'attimo perfetto in cui hanno trovato la risposta, raggiunto la certezza. E davvero mai come in questo momento storico l'umanità ha avuto bisogno di risposte. E di certezze. In questa intervista, l'artista si racconta con lucida sincerità. Dalla passione per l'arte, nata nell'infanzia, fino al senso stesso della sua pittura.

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Raccontaci qualcosa di te. Quando hai cominciato a interessarti all'arte? È una passione nata da bambino?
Ricordo che quando ero bambino trascorrevo ore – qualche volta la giornata intera – a disegnare. Allora guardavo le immagini dei libri d'arte, dei libri che insegnavano a disegnare, con lo scopo di imparare a creare la giusta prospettiva e di apprendere l'anatomia della figura umana. Il disegno era il mio mondo. Ricordo il senso di divertimento e l'assoluta soddisfazione quando il risultato appariva migliore delle aspettative, anche migliore dell'originale. Ero ossessionato dall'idea di imparare e di continuare a migliorare. Ero un ragazzino tranquillo. Ricordo lunghe conversazioni interiori, con me stesso, sulle immagini e sulle figure che un giorno sarei stato capace di dipingere.

E la tua famiglia? Ti ha sostenuto?
Mia madre ha avuto un ruolo fondamentale nel mio sviluppo artistico quando ero un bambino. Era sempre molto emozionata quando andavo a mostrarle un disegno finito. Mi ha incoraggiato a frequentare una scuola d'arte, mi ha sempre sostenuto e mi ha aiutato a trovare la mia voce personale, a evolvermi nel mio lavoro.

Qual è stata la prima opera d'arte davanti alla quale ti sei davvero emozionato?
Tra i pittori che ho studiato quando ero ragazzo, avevo un'ammirazione speciale per Jacques Louis David, Caravaggio e Andrea del Sarto. All'epoca non avevo la possibilità di viaggiare molto e così i libri erano diventati il mio museo. Ogni volta che scoprivo un nuovo pittore che possedeva gli elementi visivi dei quali la mia giovane mente era alla ricerca, era per me un'esperienza affascinante. Ma senza dubbio l'immagine che più di tutte mi ha colpito ed emozionato è stata "L'Angelus" di Jean-François Millet.

Tu utilizzi una tecnica e un procedimento molto particolari. Puoi spiegarceli nei dettagli?
Comincio con un gesto espressionista, quello di ricoprire la tela con diversi strati di pittura acrilica per poi grattarli via. E ripeto questo processo diverse volte. Non pianifico le immagini in anticipo. Quello che cerco di fare è essere più vigile e distaccato possibile rispetto al risultato: solo in questo modo sono in grado di esprimere il mio subconscio, la parte di me non soggetta a processi logici. A questo punto reagisco a quell'atmosfera astratta ed espressionista andando alla ricerca degli elementi che sono emersi, tra lame di luce e suggestioni di paesaggio. In questa maniera ogni dipinto riesce a mostrare la sua individualità più autentica, la sua unicità. Solo qui comincio ad aprire il processo alla ragione – alla parte di me che cerca di interpretare la realtà – per decodificare quello che il mio subconscio ha espresso e renderlo tangibile. Poi inizio a dipingere gli elementi figurativi appropriati a questa atmosfera. Spesso si tratta di una figura immobile e sola, oppure di uno scorcio di architettura che emerge dall'oscurità, o ancora di un cielo sterminato che implichi la presenza di uno spettatore invisibile. Attraverso questo processo riesco a indagare la tensione tra il subconscio che ci guida e la logica con cui cerchiamo di dare un senso alla nostra esistenza quotidiana per comprenderla. Nonostante si tratti di una dinamica profondamente individuale, la tensione e l'ambiguità delle circostanze che spesso emergono fa sì che questa esperienza sia per certi versi condivisibile con chiunque si trovi davanti al quadro.

Guardando il tuo lavoro vengono alla mente i grandi nomi del Romanticismo. Caspar David Friedrich, in primo luogo, e per certi versi anche Arnold Böcklin. E' un'interpretazione corretta?
Sì, è un'interpretazione corretta, ma in termini esclusivamente visivi. Non sono particolarmente attratto dai concetti che stanno alla base del Romanticismo. Secondo me questa associazione nasce dallo stato esistenziale delle figure dei miei lavori. Io cerco le storie dentro la mia mente: l'atmosfera e la figura contemplativa sono una conseguenza della persona che sono io. L'onestà che cerco attraverso il mio processo creativo può trovare dei collegamenti con diversi movimenti artistici. La parte astratta dei miei lavori, per esempio, ha un profondo legame con l'espressionismo astratto, mentre la ricerca psicologica del subconscio è vicina alla ricerca del surrealismo.

Si può dire che il tuo lavoro si muova in un ambito essenzialmente tradizionale. Necessita di tempo non solo per essere realizzato, ma anche, da parte dello spettatore, per essere assaporato, fatto proprio e compreso. In un momento storico come questo, caratterizzato dal bombardamento di immagini facili e immediate anche in campo artistico, che cosa significa per un artista lavorare così?
Quando si è giovani è molto difficile, perché l'istinto porta a cercare risposte immediate. Le più veloci possibili. Ma sono orgoglioso e grato di aver raggiunto questo risultato: la capacità di guardare il mio lavoro, e il mio procedere, da una certa distanza. Per me l'atto di esprimermi attraverso la pittura è diventato un viaggio, una battaglia per l'autenticità, per il mio senso di identità. E questa battaglia è rivolta proprio contro le influenze di un mondo che offre soluzioni troppo facili e veloci alla complessità delle nostre menti. Faccio un esempio: occorre un certo lasso di tempo per impadronirsi del semplice atto di reagire a qualcosa di bello. Perché ne siamo attratti? Perché risuona dentro di noi? Capire e analizzare perché siamo incantati da un certo tipo di bellezza dovrebbe essere un procedimento paragonabile a quello che serve ad un artista per imparare a disegnare…

Quale deve essere secondo te, oggi, il ruolo dell'artista, considerando ciò che sta accadendo in questo momento nel mondo?
La battaglia per l'autenticità, dal mio punto di vista, è fondamentale per un artista giovane. Noi reagiamo alle informazioni che ci arrivano dall'esterno, non possiamo pensare di creare dal nulla: trasformiamo queste informazioni in messaggi e simboli per la nostra generazione. Così, se ci dedichiamo a una ricerca autentica della nostra voce più personale, significa che dobbiamo avere gli occhi e le orecchie ben aperti alle informazioni che la realtà ci sta inviando. Noi le filtreremo, le trasformeremo e le faremo diventare arte.

Raccontami qualcosa sulle opere che sono in mostra oggi a Varese.
Le opere in mostra oggi sono un perfetto esempio di ciò di cui abbiamo parlato finora. Ognuna di esse rappresenta un momento e un processo creativo unici nella mia vita. Ogni immagine, con la sua atmosfera astratta, è il punto d'arrivo di un profondo viaggio dentro me stesso che intraprendo ogni volta che comincio a dipingere. Il risultato è che tutte queste opere sono indipendenti, ma, allo stesso tempo, hanno anche una forte coerenza tra loro. Il senso del titolo, "Possiamo vedere il vento", è legato al fatto che i soggetti dei miei lavori sono un evidente riflesso di quel processo e si trovano, dunque, al centro di un profondo momento di introspezione. Cerco di visualizzarli nell'istante in cui, soli e immobili, sono travolti da una consapevolezza stupefacente, qualcosa di straordinario che solo loro possono vedere.

opere dell'artista