Lista degli Artisti

Marcello Corrà

Foto Marcello Corrà Nasce nel 1970 ad Arona. Si diploma presso il Liceo Artistico Statale di Novara. Dopo aver frequentato per due anni i corsi di Psicologia presso l'Università di Torino, inizia a lavorare nel laboratorio artigiano del padre dove, a partire dal 1995, matura una particolare sensibilità nei confronti dei materiali metallici come ferro ossidato, rame e piombo, che lo porta a creare le prime opere. A questa svolta contribuisce la conoscenza e frequentazione del Maestro Kengiro Azuma. Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e in Svizzera. Nel 2013 inizia a collaborare con la Galleria PUNTO SULL'ARTE di Varese e soggiorna per due mesi a New York. A pochi mesi dal suo ritorno in Italia, tramite la Galleria varesina, inizia una collaborazione con la Kelley Roy Gallery di Miami, dove espone nel 2014. I suoi lavori fanno parte di collezioni private e pubbliche. Vive e lavora a Gattico.

Mostre personali:

  • 2012 » 7 Vizi capitali, chiesa di Santa Maria, Belgirate (VB), Abbazia di San Nazzaro e Celso, San Nazzaro Sesia (NO), galleria d’arte Aglaia, Omegna (VB)
  • 2008 » La tentazione del crollo, galleria d’arte Arte in cornice, Turino
  • 2008 » Installazione della scultura monumentale “Verso il cielo”, Gattico (NO)
  • 2006 » Le età del ferro, galleria d’arte Spazio Zero, Gallarate (VA)
  • 2006 » Extrafid s.a. Lugano, TI (Svizzera)
  • 2005 » Lineare, aereo, complesso, galleria d’arte Excalibur, Lesa (NO)
  • 2004 » Insel, galleria d’arte Weine Gallery, Bellach, Solothurn (Svizzera)


Mostre collettive:

  • 2013 » Kelley Roy Gallery, Miami (USA)
  • 2012 » Galleria d’arte Aglaia, Omegna (VB)
  • 2010 » Extrafid s.a. Lugano, TI (Svizzera)
  • 2010 » Orizzonti verticali, castello di Piovera, Piovera (AL)
  • 2009 » Sorsi di pace, Pollenzo, Bra (CN)
  • 2009 » Sorsi di pace, Pollenzo, Bra (CN)
  • 2008 » Galleria d’arte Arteincornice, Torino
  • 2008 » Estetica, forma e segno, Villa Ponti, Arona (NO)
  • 2007 » Fiera d’arte contemporanea Kun Start 2007, Bolzano
  • 2006 » “Artisti di contrada”, palazzo comunale di Cadro, TI (Svizzera)
  • 2006 » Storie e leggende tra i due laghi, Orta (NO)
  • 2005 » Fiera d’arte contemporanea “Artour-O”, Firenze
  • 2005 » “La forma oltre l’infinito” concorso per scultura monumentale, Milano
  • 2005 » Fiera d’arte contemporanea “Artou-O”, S.Margherita Ligure (GE)
  • 2005 » Realizzazione della scultura “Guardiano dell’oltre” per il centro internazionale di scultura “Museo del Parco” di Portofino, Portofino (GE)
  • 2005 » 3° Biennale internazionale di arte contemporanea “Promoart-Pavia, giovane arte europea”, 1° premio per la sezione scultura.
  • 2005 » Galleria d’arte Excalibur, Lesa (NO)
  • 2004 » Storie e leggende tra i due laghi, Arona (NO)
  • 2002 » Storie e leggende tra i due laghi, Borgomanero (NO)
  • 2001 » Biennale di scultura “Premio Umberto Mastroianni”, Torino
  • 1999 » Uscite di emergenza, Borgomanero (NO)
  • 1998 » Arteggiamenti, Borgomanero (NO)
  • 1997 » Umane tracce, Borgomanero (NO)
  • 1996 » Acqua terra fuoco, Gattico (NO)

Pubblicazioni:

  • 2011 » Pubblicazione n. 1
  • 2008 » Pubblicazione n. 2
  • 2008 » Pubblicazione n. 3
  • 2005 » Pubblicazione n. 4
  • 2004 » Pubblicazione n. 5

Alessandra Redaelli

Marcello Corrà. Il canto della scultura

Marcello Corrà è un artista multiforme e un uomo dai molteplici interessi. Dopo l'università, frequentare il laboratorio artigiano del padre lo mette a contatto con il ferro, il rame e il piombo: materiali per i quali sviluppa una passione che non si esaurirà mai più e che diventerà la linfa del suo lavoro di scultore, ma nel 2011 pubblica anche un romanzo (Una goccia tra due oceani), diario di viaggio che racconta come la sua vita sia molto di più. Scultura e letteratura, dunque. Ma anche musica, evidentemente. Figli di questo spirito sfaccettato, i suoi lavori leggeri, aerei, portatori di uno slancio verso il cielo che si può definire al tempo stesso preghiera o danza mistica, incarnano una musicalità che va ben oltre la presenza delle corde di chitarra tese attraverso la struttura. La sensazione è spiazzante e l'istinto è quello di tentare quelle corde, di pizzicarle, come per gioco. E quando, davvero, ne scaturisce il suono si resta ammutoliti e incantati.

Giocate su strutture curvilinee, sinuose come corpi femminili, le sculture di Marcello Corrà sono il punto di arrivo di un percorso denso e complesso, partito dalla figurazione classica dei Guerrieri e approdato quasi subito a un astratto potente, con la serie delle Connessioni che ricordano antiche armi. Col passare del tempo i lavori si fanno sempre più materici e al tempo stesso la struttura si alleggerisce, e già nel 2010 appaiono quelli che possono essere definiti gli avi dei lavori più recenti, accomunati sotto il semplice nome di Arpe. Quello che l'artista compie oggi è un ulteriore passo verso una più personale stilizzazione della forma unita a un uso emotivo dei colori. Non più le cromie grezze del metallo, ma i blu accesi, i rossi infuocati, i bianchi puliti si fanno protagonisti di giochi armoniosi di linee e di curve. Se in un lavoro come Rituale, le corde sembrano contrafforti messi a sostenere l'imponenza della struttura o forse, anche, catene a imprigionare una forza che potrebbe da un momento all'altro spiccare il volo, Armonia e peccato è l'incarnazione di un arpeggio e al tempo stesso di un perfetto pas de bourrée compiuto da una prima ballerina. E mentre Notturna pare proprio una bocca aperta levata al cielo in un canto, l'Arpa yang racconta tutto l'amore di Corrà per l'arte e l'iconografia orientali.

Matteo Galbiati

Il passo ultimo della scultura di Marcello Corrà

Quello che si considera, generalizzando il pensiero comune, come carattere prioritario della scultura è la sua vocazione alla monumentalità: una scultura si deve inserire nell’ambiente, inter-agendo con esso e investendolo con e della sua presenza. Esiste anche l’accezione minimale della scultura, fatta di piccoli oggetti e forme ridotte, ma lo stereotipo del significato primo di scultura le impone di legarsi al grande oggetto: alle statue, ai monumenti, agli ampi interventi. È questo anche il sogno di ogni scultore – specialmente se in giovane età e non abituato a questo tipo di partecipazione – il poter lavorare misurandosi sulla grande dimensione e confrontandosi con un ambiente allargato. Marcello Corrà corona quindi in tale occasione questo sogno: finalmente può dilatare ed ingigantire le sue forme; può far compiere alla sua arte, l’ultimo passo decisivo verso la monumentalità. Continuo spesso a ripetere e ribadire con forza quando mi occupo di scultura – per fortuna sempre più spesso – quanto sia ancora importante questo tipo di linguaggio. Oltre ogni tecnologia più attualistica, che pure non disconosco né demonizzo, vedo nella scultura la vivace possibilità di animare un confronto tra noi e la materia tradotta in forme e contenuti, indice di una lingua quanto mai viva e non tristemente morta, parafrasando oggi le parole di un grandissimo artista come Martini. La scultura per me vive; vive nei luoghi, vive tra la gente. Spesso è più evidente di ogni altra forma d’arte che è da ricercare in luoghi specifici, mentre questa, al contrario, si può proiettare tra di noi, ci segue nel mondo reale nella sua manipolazione di forme, materie e quindi di luoghi setssi. Ce la ritroviamo quasi sotto gli occhi, in un significativo rapporto che ha col pubblico che la percepisce quale momento di quotidianità nella sua visione continua e diretta. La scultura vive e come tale è un’emozione poter aggiungere il gesto di Marcello Corrà a questa storia, plaudendo al suo impegno e al suo sforzo di restare caparbiamente legato a questa non facile soluzione di ricerca nel vasto universo dell’arte. Felice di tenere a battesimo questa scultura per Gattico, vorrei sottolineare particolarmente come in quest’opera venga incrementata, e non dispersa, la capacità linguistica di Corrà: se avevo già visto, forse qualcuno già le conosce, nelle piccole sculture una tensione singolarissima, ora tale medesima tensione la ritrovo inalterata in un lavoro ingigantito e fuori scala. Anzi risulta essere senza sottrazioni dimensionali, più salda nelle proprie energie e potenzialità. Nell’incombenza sulla persona risulta più immediato percepire il valore che si lega alla mobilità, alla delicatezza, alla fragilità dell’intima ricerca del giovane scultore. Tutto si enfatizza nella sottolineatura di quello che lui stesso giustamente indica come tentazione del crollo.

L’energia vitale che sfalda, dilata e fa guizzare le forme del metallo in più strati che convogliano, trattengono o lasciano esplodere l’impeto germinativo del suo lavoro, si lascia pervadere di un senso di incredibile precarietà: Corrà gioca sul ribaltamento e trasferimento del vedere e del sentire. Se ci aspettassimo unicamente da quest’opera una forza e saldezza – che di fatto possiede – per la specificità del materiale di cui è costituita, ci sbaglieremmo perché quest’affermazione non le basta: immediatamente allora ci accorgiamo anche che il dinamismo delle forme ci alleggerisce del senso di onnipotenza e forza per trasmetterci quel senso di innocente vulnerabilità. Rileviamo così come Corrà voglia parlarci della fragilità dell’esistenza umana ma, allo stesso tempo, del suo tenace attaccamento e radicamento nella vita e nel mondo. Come caparbia resta questa sua grande scultura. Da ormai cinque anni Corrà utilizza solo il metallo come materia prima del lavoro, un metallo che manipola con sapienza: senza essere vittima del pudore nel cercare di mimetizzare materia e ausili tecnici, egli enfatizza le lastre, le saldature quale vitalità impressa alla struttura, ma al tempo stesso le sa piegare a essere ferite, tagli sfaldamenti che non nascondono quel senso di instabilità e insicurezza esistenziale. Facendo un passo indietro, proprio in occasione di questo duplice evento – oltre all’inaugurazione della scultura per Gattico, alla galleria Arteincornice di Torino è in corso la sua mostra personale – possiamo ristabilire l’esatta cronologia e l’iter procedurale del lavoro di Marcello Corrà. La mostra torinese integra perfettamente il suo percorso che sfocia nell’installazione a Gattico; sono proprio i due eventi a mettere in relazione di tre momenti salienti del suo agire: il progetto, le prove, le piccole sculture, la grande realizzazione nell’esito finale. Ecco allora che nelle sale della galleria si possono leggere nelle carte il progetto e lo schizzo delle sue sculture. Questi disegni e collages sono una sorta di appunto di idee, di traccia operativa che blocca una suggestione del pensiero: la facilità veloce con cui poter intrappolare i volumi e le loro urgenti dinamiche. Nei colori, nei giochi compositivi si attiva il cammino che l’artista compirà nei passi successivi e che lo porteranno a ricavare, da queste carte, le piccole sculture. Ridefinite e riequilibrate, sono piccole solo per le dimensioni, ma sono già ampiamente compiute in sé stesse come aspirazioni di monumentalità, trascritte nel metallo, nei suoi colori e nelle sue forme. La scultura torna viva, è pronta ad agire nuovamente con la materia, nella plasmazione di un suo corpo. Nella significativa congiuntura degli eventi Marcello Corrà è riuscito, sommando queste due occasioni, a dar forma ad una documentazione visiva di ogni passaggio della sua ricerca connettendone le differenti parti e momenti, in uno solo. Un’unica lettura per una ricerca complessa e animata di suggestioni. Un’opera in scultura che vive sì in tensione, ma non crolla.

opere dell'artista